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Uso corretto della Bibbia PDF Stampa E-mail
Scritto da Vittorio Vaselli   
sabato 28 giugno 2008
Side Story
Non si vive di solo pane

Da diversi mesi l'economia familiare è contrassegnata da una serie di rincari riguardanti la tavola, e più precisamente la nostra alimentazione.

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Mai usare la Bibbia in modo strumentale 

(La seguente lettera l’ho scritta a uno specifico cristiano in una situazione concreta)    
“Caro fratello, shalom. Vedo in rete i tuoi numerosi interventi su vari gruppi in internet, spesso zeppi di versetti biblici, oltre che delle parole tue. Purtroppo non si capisce dove iniziano e finiscono le parole citate.

Se delimiti i versi biblici con delle virgolette, si possono distinguere dalle tue parole. Inoltre, mettici anche i riferimenti biblici ai versi e ai brani che citi! Così ognuno può andare a verificare il contesto e se le cose stanno così. Sarebbe un segno di correttezza e di rispetto verso la Parola di Dio e un esempio per gli altri credenti. Ecco qui di seguito un esempio: «Ora questi furono più nobili di quelli di Tessalonica, in quanto che ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando tutti i giorni le Scritture per vedere se le cose stavano così» (At 17,11). Qui Luca parlò dei Bereani. Vogliamo assomigliare a loro per questa premura. La «livella» deve rimanere la Parola di Dio. Dio ti faccia prosperare. Shalom...”      Ricevo continuamente posta elettronica da vari gruppi e mailing-list cristiani presenti in internet e a cui sono iscritto. A volte visito qualche sito e forum. Una cosa che mi dà continuamente fastidio è la seguente: alcuni usano una macedonia di versetti biblici, e cioè spesso messi insieme a proprio arbitrio e senza i corretti riferimenti per individuarli. Con questa «versettologia» — che si sia consapevoli o meno — si rischia d’usare in modo strumentale la Bibbia e di farle dire ciò che si vuole. Non sempre chi riceve tali scritti riesce a distinguere le parole dell’autore da quelle tratte dalle sacre Scritture. Questo è oltretutto molto pericoloso! Infatti una caratteristica dei seguaci di false dottrine è proprio l’uso arbitrario delle sacre Scritture! Noi che amiamo il Signore e la sua Parola, dobbiamo distinguerci per correttezza e rigore nell’usare e citare la Bibbia.     Addirittura ricevo da diverse persone fantomatiche «profezie», che sono costituite in effetti come un collage fatto con versi biblici, tagliuzzati e assemblati a proprio arbitrio, senza virgolette né riferimenti biblici, per fare dire alla sacra Scrittura ciò che si vuole. Ciò è una grave responsabilità dinanzi a Dio e verso la sua santa Parola! Quelli che vogliono seguire la «sana dottrina», devono assolutamente distinguersi per rispetto verso la Parola di Dio, usandola con riverenza, sobrietà, correttezza e rigore.     Gli scrittori biblici non conoscevano le virgolette e l’Antico Testamento non era allora ancora diviso in capitoli e versi, tuttavia per correttezza usavano formule introduttive quando citavano la Scrittura (Dio disse, il profeta scrisse, ecc.), distinguendo i brani biblici dalle loro proprie parole. Oggigiorno che abbiamo tali metodi e strumenti per citare correttamente i versi biblici, consiglio che s’usino le virgolette e si mettano tra parentesi i riferimenti biblici (io personalmente metto i versi biblici anche in corsivo). Ecco un esempio che ho scelto apposta: «Siate irreprensibili e schietti, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale voi risplendete come luminari nel mondo, tenendo alta la Parola della vita» (Fil 2,15).     Consiglio pure che si faccia un uso sobrio e pieno di discernimento della Parola, poiché ogni uso indebito (macedonia e collage di versi, o versettologia) porta con sé una responsabilità dinanzi al Dio della Parola, di cui bisognerà rendere conto in questa vita e dinanzi al trono di Dio!     Concludo con questa esortazione dell’apostolo Paolo al suo collaboratore Timoteo: «Studiati di presentare te stesso approvato dinanzi a Dio: operaio che non abbia a esser confuso, che tagli rettamente la parola della verità» (2 Tm 2,15).     Dio possa illuminare i suoi figli con la sua santa Parola affinché possano essere fari d’orientamento nella notte oscura della cultura di questo mondo.Nicola Martella (Per più di vent’anni ha insegnato AT presso l’Ibei di Roma. Attualmente insieme alla moglie collabora per l’edificazione di una chiesa a Tivoli. Scrittore di numerosi testi, cura e gestisce il sito «Fede controcorrente») 



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Ultimo aggiornamento ( venerdì 04 luglio 2008 )
 
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