Qualche settimana fa, io e mia moglie abbiamo accompagnato uno dei nostri figli ad una giornata sportiva organizzata dalla scuola. Mentre eravamo sul campetto, la nostra attenzione è stata richiamata dall’imprecare di un ragazzino pronto a “fare una strage” se qualcuno gli avesse toccato lo zaino. Ce l’aveva con un gruppo di coetanei di un’altra scuola, rei di aver rivolto a lui ed ai suoi amici gratuiti complimenti familiari. “Cose di ragazzi”, che avvengono ovunque e comunque si potrebbe dire, ma quando poi dalle parole si passa ai fatti, tutti ci chiediamo il perché. Credo che un filo colleghi episodi da campetto sportivo a fatti di cronaca nazionale.
A Verona la notte del primo maggio cinque giovani pestano a morte un coetaneo reo di aver loro negato una sigaretta. A Torino, i vigili urbani sono stati aggrediti da oltre duecento persone che contestavano le multe per divieto di sosta. A Milano, fuori un istituto scolastico, in tre, bruciano i capelli di un coetaneo. Altri tre liceali, in provincia di Catania, invece hanno cercato di bruciare il corpo di un quattordicenne, dopo averla violentata ed uccisa, non riuscendoci l’hanno gettata in un pozzo.Oramai questi fatti non hanno più delimitazione geografica, si va dal nord est alla Sicilia, e chiunque di noi potrebbe trovarsi coinvolto in una tragedia “casualmente”.L’aria è tesissima. Basta una frase per scatenare una reazione feroce che si traduce in omicidio volontario. Basta una critica per far esplodere la rabbia di qualcuno. Sembra di assistere ad un imbarbarimento generale, che frena il dialogo e la comunicazione. Cosa sta succedendo? Come mai così tante persone sono aggressive? Tutti si scandalizzano per ciò che è accaduto a Verona, ma bisognerebbe tener conto che simili episodi si ripetono quotidianamente: al semaforo, in fila in qualche ufficio e finanche col vicino di casa. Accadono tra le “persone per bene” ed in ambienti meno visibili, come quelli degli extra-comunitari e delle fasce sociali più basse, solo che a loro non è data la stessa considerazione. Anche i salotti televisivi dove siedono i “giudici-commentatori” di tali episodi spesso diventano ring di una zuffa in diretta. Senza cercare cause altrove, la violenza è in aumento e non ha bandiere o credo politico, ma è ormai un male sociale. Probabilmente tale male è conseguenza della perdita di valori somministrata dalla irresponsabilità politica e dei media, che manipolano l'informazione e così anche il nostro pensiero la nostra vita. A violenza poi si risponde con violenza. Quanto accaduto a Ponticelli nei confronti dei rom, testimonia la perdita di valori cristiani quali il perdono, la solidarietà e la convivenza. È pur vero che potrebbe ritenersi giustificabile la reazione seguita al tentativo di una giovane rom di rapire una bambina di pochi mesi. Come genitore potrei anche giustificare la reazione, ma come cristiano desidero imparare ogni giorno a rifiutare la violenza in tutte le sue forme. I rom, sono per lo più gli zingari che vengono dalla Romania, un paese comunitario. Ciò vuol dire che i rumeni sono cittadini comunitari con tutte le facoltà e le libertà che spettano loro di diritto. Dato per scontato che tra essi si annidano orde di scippatori e topi di appartamento, passare ad atteggiamenti di violenza che rasentano la xenofobia, credo sia segno di allarme, perchè è indiscutibile che tra loro vi sono onesti. Scrivo questo per esperienza diretta. Nella chiesa che curo nella cittadina di Casal di Principe (nota per ben altri fatti di cronaca), c’è un gruppo di onesti e lavoratori rumeni, che vive nella legalità e sopporta sacrifici per educare i propri figli. Io per primo, e con me tutta la comunità, abbiamo sempre testimoniato di non avere verso loro alcun pregiudizio, perché la responsabilità dei comportamenti appartiene a tutti, italiani e rom, comunitari ed extracomunitari. Per questo si dovrebbe colpire l’abuso o il crimine ovunque sia, e non a seconda di chi lo compie. Proprio nelle nostre terre abbiamo ben altro che meriterebbe “tolleranza zero”.Condivido l’espressione “un paese cresce se impara a governare repressione e umanità con tutti”, ma come esponenti e membri di Chiesa dobbiamo dire e fare di più: “la Chiesa è tale se in ogni sua azione ha le braccia protese per aiutare ed accogliere, mai per condannare o cacciare”.Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.
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