| Fuoco che divampa |
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| Scritto da Vittorio Vaselli | ||||
| venerdì 03 aprile 2009 | ||||
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Ci sono periodi, come il recente trascorso, in cui il “fuoco” è argomento ricorrente. Nella cronaca i riferimenti ad esso sono per lo più come “incendio”. Basta sfogliare un qualsiasi quotidiano per leggere frasi tipo “è ripreso il processo per l’incendio alla Thyssen”. Oppure, “dopo le fiamme appiccate dagli ospiti del Centro Accoglienza di Lampedusa che ha distrutto la struttura, lo stesso è stato tentato al CIE di Milano dopo una protesta per le condizioni igieniche”. Abbastanza frequenti, poi, sono gli episodi di persone che si danno fuoco nel tentativo di fermare un ufficiale giudiziario o per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla propria condizione. Lascia perplessi invece apprendere di adolescenti che si danno fuoco e si riprendono per essere visti su Youtube. Sgomenti si resta davanti alla notizia di un uomo aggredito, cosparso di liquido infiammabile e poi “incendiato”. Manca solo il fuoco dal cielo … quello che piovve su Sodoma e Gomorra. Il fuoco riviste dagli albori della storia un ruolo fondamentale nelle relazioni umane. Grazie al fuoco, l’uomo non è più alla mercé degli elementi naturali. Nello stesso tempo, però, il fuoco ha rappresentato sempre un legame con il mondo soprannaturale. Nella Bibbia, il fuco fa la sua prima apparizione nella costruzione della torre di Babele (Gn 11:3), ma è nel patto con Abramo che assurge ad una funzione spirituale (Gn. 15:17). In questo tempo, sto notando una crescente attesa ed una fervente ricerca del “fuoco divino” nel mondo cristiano. L’impetuosa avanzata pentecostale, come la definisce Massimo Introvigne in un suo articolo, testimonia una rinascita del cristianesimo. Il mio riferimento “pentecostale” non vuole assolutamente essere ristretto ad una parte del cristianesimo evangelico, anche se la più cospicua in termini numerici. Bensì collego il termine allo Spirito, alla Sue manifestazioni e al Suo agire in ogni luogo e tempo. Per dirlo con le parole di Harvey G. Cox il pentecostalesimo è ovunque c’è “un desiderio di risveglio, di percezione immediata della presenza di Dio e dello Spirito Santo, di esperienza”. Avendo conosciuto la fede in una realtà pentecostale (ne ringrazio Dio), non per questo intendo fare discorsi di parte. Il desiderio che sto respirando non è per nulla denominazionalista, perché lo Spirito non è mai stato – e mai sarà – esclusività di qualcuno. Le avverse condizioni socioeconomiche stanno spingendo, anche i cuori più duri nella ricerca del trascendente, a vivere una esperienza spirituale che non solo compensi i vuoti, le delusioni della quotidianità, ma che dia un reale e concreto senso all’esistenza. Una fede “calda” quale quella prodotto dallo Spirito è l’unica in grado di trasformare le persone. Quando tutto sembra scoraggiarti e nel tuo cuore matura l’idea “non parlerò più, non scriverò più, etc.”, ecco allora “come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Ger. 20:9). Sì, possa lo Spirito di Dio ardere in noi, divampare in incendio che non reca distruzione, ma rinnovamento e conversione. Spero che le mie impressioni trovino riscontro nel cuore di molti lettori. Il nostro stesso lavoro testimonia che lo Spirito sta unendo i figli di Dio, rispondendo alla richiesta di Gesù: “affinché siano tutti uno”. Posso il sogno di vedere l’evangelismo italiano andare “oltre” in ogni senso, aggiungersi a quei sogni che fanno parte della nostra storia. Vieni Spirito di Dio, divampi il Tuo fuoco nei nostri cuori. Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 571
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