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Ma la Pasqua è una festa per tutti? PDF Stampa E-mail
Scritto da Vittorio Vaselli   
venerdì 03 aprile 2009
Indice articolo
Ma la Pasqua è una festa per tutti?
Pagina 2


Come tutti sanno, Pasqua è una delle feste cristiane più sentite, in quanto ricorda l’evento culminante del cammino terreno del Signore: la risurrezione, dopo la passione e la morte in croce.

pasqua_ita.jpgNel sentimento di quanti usano osservare queste tradizioni, non v’è dubbio che la Pasqua sia la “festa” per eccellenza, quella che più di ogni altra dovrebbe manifestare l’esultanza e la gioia più profonda, visto che essa celebra la vittoria di Cristo sulla morte, l’evento da cui dipende la fede e la salvezza dei cristiani.
Nel ricordare la risurrezione di Cristo, ogni cristiano dovrebbe celebrare la sua personale resurrezione dalla morte spirituale e la sua vittoria sul peccato. Dovrebbe anche considerare che il ritorno in vita di Gesù è segno profetico e garanzia della risurrezione dei corpi: attesa di tutti i credenti.
Ma proprio queste profonde ragioni impongono alcune riflessioni.
 

 

Chi può risuscitare?
Parlando della sua morte e resurrezione, Gesù dichiara che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto. In effetti, la cosa è tanto semplice da apparire addirittura banale. Come si può risuscitare, se prima non si è morti? Ma lo stesso Gesù continua il suo discorso, dichiarando ai suoi discepoli che chi ama la sua vita, la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna. Dunque, il Cristo, dopo avere dichiarato la necessità della sua morte fisica, dichiara anche la necessità di una “morte” spirituale da parte di coloro che intendono seguirlo, dai quali si aspetta che giungano ad “odiare” la loro stessa vita!
Nelle epistole paoline, questo concetto viene ripreso ed illustrato, giungendo alla conclusione che ciò che è richiesto al credente è un “morire al peccato”, ossia una rinuncia totale e definitiva ad esso, e che solo questo passo di fede potrà schiudere le porte alla “risurrezione spirituale”, alla nuova vita in Cristo, inizio e pegno della vita eterna!

Possiamo tutti far festa? 

Sappiamo tutti come il disegno provvidenziale di Dio ha voluto che il Cristo soffrisse e morisse proprio nei giorni della pasqua ebraica, quando Israele ricordava d’essere stato risparmiato dalla decima e più terribile piaga d’Egitto: la morte dei primogeniti.
Dalla lettura dell’Esodo, s’evince che Dio diede a Mosè l’ordine di uccidere un agnello per ogni famiglia, utilizzandone il sangue per aspergere gli architravi e gli stipiti delle porte, e di mangiare l’agnello, arrostito, insieme ad erbe amare e a pani azzimi, quella notte stessa.
Da parte sua, Dio s’impegnava a “passare oltre” (da qui il termine pesach, che vuol dire “passaggio”, da cui deriva la parola “pasqua”) e a risparmiare gli abitanti della casa che avrebbe trovato segnata dal sangue, mentre la sua ira si sarebbe manifestata nelle case non segnate, con la morte dei primogeniti!
Come si vede, l’evento di liberazione, la redenzione di Israele, coincide con la piaga più triste che possa colpire l’Egitto!
L’evento della Pasqua, dunque, non è affatto un evento di “unificazione”, ma di “separazione”, non è solo un messaggio di “salvezza”, ma anche di “perdizione”, non è solo gioia, ma anche lutto profondo!
Il cristianesimo mantiene nel suo patrimonio questo messaggio di “separazione”?
Non si può ignorare che nella maggior parte dei casi, la sensibilità moderna rifiuta l’idea di un Dio che “salva” alcuni e “perde” altri, di un Cristo che, pur essendo morto per tutti, tornerà come giudice di tutti, per fare la famosa separazione fra pecore e capre!
E tuttavia, ci piaccia o meno, lo stesso Gesù, il Gesù dei vangeli, promette agli uni perdono, agli altri, condanna!
Non a caso, l’atto introduttivo del “nuovo patto”, la distribuzione del pane e del vino agli apostoli, avviene proprio nel contesto della celebrazione dell’antica Pasqua. In questo modo, Gesù riafferma quel messaggio, che per l’appunto, è di redenzione, ma anche di giudizio, di gioia, ma anche di lutto.
Certo, è un messaggio che “urta”, ma forse per questo possiamo trascurarlo?
Anche a chi scrive piacerebbe affermare che alla fine tutti saranno perdonati e salvati, ma è questa la verità?
Se dobbiamo credere al messaggio della Pasqua, no!
Enrico Arata



LA PASQUA EBRAICA

Come abbiamo spiegato, la Pasqua è una festa di origine ebraica, la cui istituzione risale alla fine della prigionia degli Israeliti in Egitto. Ecco il passo della Bibbia (libro dell’Esodo) che contiene la sua istituzione:

Il Signore parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d'Egitto, dicendo: «Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell'anno.
Parlate a tutta la comunità d'Israele e dite: "Il decimo giorno di questo mese, ognuno prenda un agnello per famiglia, un agnello per casa; se la casa è troppo poco numerosa per un agnello, se ne prenda uno in comune con il vicino di casa più prossimo, tenendo conto del numero delle persone. Voi conterete ogni persona secondo quello che può mangiare dell'agnello. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell'anno; potrete prendere un agnello o un capretto. Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la comunità d'Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto.
Poi si prenda del sangue d'agnello e lo si metta sui due stipiti e sull'architrave della porta delle case dove lo si mangerà. Se ne mangi la carne in quella notte; la si mangi arrostita al fuoco, con pane azzimo e con erbe amare. Non mangiatelo poco cotto o lessato nell'acqua, ma sia arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le interiora. Non lasciatene avanzo alcuno fino alla mattina. Quello che sarà rimasto fino alla mattina, bruciatelo con il fuoco. Mangiatelo in questa maniera: con i vostri fianchi cinti, con i vostri calzari ai piedi e con il vostro bastone in mano; e mangiatelo in fretta: è la Pasqua del Signore.
Quella notte io passerò per il paese d'Egitto, colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d'Egitto. Io sono il Signore. Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quand'io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d'Egitto. Quel giorno sarà per voi un giorno di commemorazione, e lo celebrerete come una festa in onore del Signore; lo celebrerete di età in età come una legge perenne.

Nel corso dei secoli, la tradizione ebraica ha arricchito questa solennità con molti altri elementi, che qui sarebbe troppo lungo elencare, ma che aggiungono ulteriori significati e grande fascino.
Chiunque voglia approfondire l’argomento, potrà farlo molto agevolmente, cercando in rete fra i diversi siti di cultura ebraica.
Ad esempio, abbiamo trovato che www.morasha.it (in italiano) contiene informazioni essenziali e di agevole consultazione.
Per chi ha voglia di fare un’indagine più approfondita, segnaliamo www.festeebraiche.it (ma qui abbiamo riscontrato qualche malfunzionamento).




Perché la Pasqua non cade sempre nello stesso giorno?
Nel 325 d.C., il Concilio di Nicea volle fra l’altro fissare una data condivisa da tutte le chiese per la celebrazione della Pasqua.
In quell’occasione, non ci si volle affidare al computo adottato dal calendario ebraico, e quindi si stabilì che il giorno di Pasqua dovesse cadere la domenica seguente alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera (fissato, in quella stessa occasione, nel 21 marzo).
Col passare del tempo, l’imprecisione dei metodi di computo provocò nuova confusione nella materia, fino al 1581, quando il papa Gregorio XIII introdusse il calendario che da lui prende il nome (gregoriano) tutt’ora valido per tutto il mondo occidentale. 
In definitiva, nel 2003, la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera si ha il 16 aprile, come si può vedere da un calendario qualsiasi. Ecco perché Pasqua cade il giorno 20 dello stesso mese. 
Nel 2004, la prima luna piena di primavera si avrà il 5 aprile, e quindi, Pasqua cadrà il giorno 11.


Ultimo aggiornamento ( giovedì 16 aprile 2009 )
 
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